AGCOM approva linee guida su pubblicità giochi e scommesse, ok a marchi e insegne per le sale

Pubblicato il 1 Apr 2019

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Marchi e insegne legittimi, ma stop al posizionamento sui motori di ricerca e forti limitazioni alle sponsorizzazioni sulle maglie di calcio. Dopo mesi di gestazione – le prime consultazioni in materia hanno avuto luogo lo scorso mese di dicembre – l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato le linee guida riguardanti l’applicazione delle norme sul divieto di pubblicità su giochi e scommesse contenute nel Decreto Dignità, dando attuazione all’art. 9 (divieto di pubblicità di giochi e scommesse ndr) del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante ‘disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese’, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96. L’Agcom ha stabilito che le agenzie legali di scommesse potranno conservare la loro insegna perché non sono una forma di pubblicità, bensì marchi che servono a distinguere le imprese legali da quelle illegali. Analogo discorso per le insegne di bar e ricevitorie che vendono prodotti come Lotto e Superenalotto, ma al loro interno sarà vietato quel tipo di pubblicità che promette vincite milionarie. Stop invece alle pubblicità sui motori di ricerca come ad esempio Google: di fatto, alle società di gioco non sarà permesso fare promozione sui motori di ricerca. Infine le televisioni saranno costrette a oscurare gli sponsor delle squadre di calcio estere che hanno come sponsor di maglia società di scommesse, così come le pubblicità a bordo campo. L’inosservanza delle disposizioni contenute nel Decreto dignità in tema di pubblicità di giochi e scommesse – ricorda l’Agcom – “comporta a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzatore della manifestazione, evento o attività, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000”.

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