In Italia dai giochi più soldi all’Erario che alla filiera. Tassazione doppia rispetto a Francia e Regno Unito, tripla rispetto alla Germania

Pubblicato il 11 Nov 2018

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Il gioco si conferma ancora una volta uno dei settori con la più alta tassazione in Italia, superiore al 50% della spesa (lo scorso anno ha sfiorato il 54%). Il carico fiscale per le aziende del nostro Paese che operano nei diversi settori merceologici, rende noto l’agenzia Agimeg, è in media al 48%, ben al di sopra della media mondiale (che si attesta al 40,5%) ed ancor più europea (39,6%). La tassazione sul gioco, ad esempio, è ben più alta della tanto criticata tassazione sul lavoro che in Italia viaggia al 42,3%. Eppure il settore di giochi e scommesse continua a essere utilizzato dal Governo come bancomat per reperire denaro fresco.
La Manovra ha infatti disposto che le aliquote per gli apparecchi da intrattenimento salgano dello 0,5%, rispetto a quelle fissate solo pochi mesi fa con il decreto Dignità. Nel caso delle le slot sono salite al 19,25 della raccolta lo scorso 1° settembre, ora con la legge di Bilancio passeranno al 20,1% dal° 1 maggio 2019, mentre per le Vlt invece a settembre è salita al 6,25% per poi passare al 7,15% nel maggio del prossimo anno.
Secondo i dati dei Monopoli di Stato, l’impatto dell’Erario sulla Spesa è stato del 46,7% nel 2014, del 47,4% nel 2015, del 53,2% nel 2016, del 53,9% nel 2017. Mediamente, nel quadriennio esaminato all’Erario è andato oltre il 50% della Spesa. Nel 2016 e nel 2017 all’Erario è andata una cifra superiore a quello rimasto nella filiera del gioco (concessionari, ricevitori, gestori, ecc). Numeri alla mano, la tassazione sul gioco in Italia resta superiore rispetto a quella degli altri Paesi europei ed è oltre il doppio di Francia e Regno Unito, il triplo della Germania e quattro volte quello della Spagna

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