Emergenza Coronavirus, Ughi (Obiettivo 2016): “Senza aiuti statali molti operatori non riapriranno”

Pubblicato il 11 Mar 2020

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Di fronte all’emergenza non si discute, e anche concessionari e operatori di gioco dovranno attenersi alle regole. Nello stesso tempo, però, il Governo dovrà studiare misure di sostegno per il settore, che uscirà da questa vicenda letteralmente in ginocchio. Questo il parere di Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, la cui analisi parte dall’articolo 2 comma c del decreto governativo sul Coronavirus: «In quelle righe si dispone la chiusura di sale giochi, scommesse e Bingo su tutto il territorio nazionale. Una decisione che in sostanza tratta tutti i punti di gioco come se fossero all’interno di un’unica zona rossa. E allora, il settore deve essere sostenuto dallo Stato, come accadrà per tutte le attività comprese nelle zone rosse».

In mancanza di un aiuto pubblico, il futuro è a dir poco oscuro: «Se i termini attuali verranno confermati, l’attività potrà ricominciare il 3 aprile. Ma a quella data, quanti potranno effettivamente riaprire? I piccoli sono fortemente a rischio, considerato che continuano ad avere obblighi nei confronti dei dipendenti pur avendo ricavi pari a zero. Dobbiamo sempre ricordare che alle piccole aziende di settore, anche per il fatto che fanno girare soldi in contanti, le banche non concedono alcun credito, temendo di favorire fenomeni di riciclaggio».

Quanto alle modalità del sostegno, Ughi punta sulla leva fiscale: «Lo Stato dovrebbe sospendere la richiesta dell’imposta unica e del Preu, come successe nel 2001, quando gli operatori di scommesse ippiche e sportive entrarono in crisi per la vicenda dei minimi garantiti. In quel caso le imposte furono sospese e richieste dallo Stato negli anni successivi. Oggi si dovrebbe fare lo stesso, per lasciare liquidità ai concessionari, ma soprattutto alla rete di piccoli e medi operatori».

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